FOIA PARTECIPAZIONE DEI COMUNI ALL’ACCERTAMENTO TRIBUTARIO, PRIMO REPORT VALUTATIVO

FOIA PARTECIPAZIONE DEI COMUNI ALL’ACCERTAMENTO TRIBUTARIO, PRIMO REPORT VALUTATIVO SUI DATI PERVENUTI DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE: BUONI I RISULTATI NELLE REGIONI DOVE HANNO COLLABORATO I SINDACATI PENSIONATI CGIL, CISL E UIL E IN POCHE GRANDI CITTÀ (TRA CUI TORINO, GENOVA, PRATO E REGGIO CALABRIA). INSODDISFACENTI I RISULTATI NEI COMUNI DI ROMA E NAPOLI – 28 febbraio 2018 –

Il primo report valutativo del Gruppo di lavoro sulla partecipazione dei Comuni agli accertamenti tributari sui dati pervenuti dall’Agenzia delle Entrate a seguito dell’accesso civico generalizzato di Italia trasparente si può scaricare DA QUI. Di seguito i commenti alle tabelle e sulle azioni che verranno avviate nelle prossime settimane.

(DAL REPORT VALUTATIVO DEL 28 FEBBRAIO 2018)

(…) 

PARAGRAFO 3: PRIME ELABORAZIONI

Tra le numerosissime elaborazioni, analisi e comparazioni possibili, si evidenziano a seguire quelle rappresentate in cinque tabelle: delle regioni benchmark, delle province benchmark, dei comuni benchmark e dei comuni benchmark superiori a centomila abitanti.

TABELLA REGIONI

La tabella suddivide le regioni italiane in tre gruppi con riferimento al prodotto interno lordo pro-capite (Alto Adige e Trentino sono considerate separatamente).

Dai dati disponibili, nel gruppo delle regioni con pil superiore a 30mila euro pro-capite emergono come benchmark: a) quanto a maggiore imposta accertata, la Lombardia, con quasi 102 milioni di euro, su una popolazione di 9 milioni di abitanti, e l’Emilia Romagna con quasi 101, su una popolazione di 4 milioni e mezzo; b) quanto a totale di segnalazioni inviate, l’Emilia, con 31mila segnalazioni, seguita dalla Lombardia, con 15mila; c) quanto a Comuni segnalanti, ancora l’Emilia con il 52% sul totale (176 su 334); d) quanto a incassi percepiti, sempre l’Emilia, con oltre 37 milioni di euro, seguita dalla Lombardia con quasi 32. Le più distanti dai due benchmark risultano: l’Alto Adige, con un solo Comune (Brunico), che ha inviato due segnalazioni con 0 maggiore imposta accertata e 0 incassi; la Val d’Aosta, con 4 Comuni, 37 segnalazioni, 35mila euro di maggiore imposta e 0 incassi; il Trentino con 2 Comuni, 5 segnalazioni complessive e 0 maggiore imposta accertata. Nel Lazio, a fronte di 5 milioni e mezzo di residenti, 21 Comuni su 378 (pari al 5,56% del totale) risultano aver inviato 3.481 segnalazioni (di cui, come dalle successive tabelle, 3.414 dal solo Comune di Roma) che hanno portato a un milione di incassi. Liguria e Veneto hanno fatto registrare performance migliori (nell’ordine, 27 milioni e mezzo e 11,5 milioni  di maggiore imposta accertata e 7 e 4 milioni di euro di maggiori incassi) ma concentrati nella loro quasi totalità, come risulta dai tabulati pervenuti da Agentrate, in quattro soli Comuni: Genova (26 e 6 milioni), Venezia (1,5 milioni e 366mila), Verona (1,8 milioni e 779mila)  e Vicenza  (1,5 milioni e 344mila).

Nelle regioni con Pil pro-capite tra i 20 e i 30mila euro si mettono in evidenza soltanto Piemonte e Toscana. Il Piemonte quanto a maggiore imposta complessivamente accertata (33 milioni di euro) e incassi (6 milioni e mezzo) e la Toscana quanto a Comuni segnalanti (98 su un totale di 243 Comuni, pari al 40,31%), a numero di segnalazioni complessive (8.537) e a incassi (quasi 6 milioni). Ma sono risultati che anche in queste due regioni provengono in larga misura da soli quattro Comuni: Torino (21 milioni e 5,5 milioni), Prato (9 e 2,6 milioni) e Firenze (3,5 milioni e 539mila). Segue la regione Marche, con 18,5 milioni di maggiore imposta accertata e  2,2 di incassi, quasi tutti concentrati nei due Comuni di Ancona e Potenza Picena. Più distanziate il Friuli, con 3 milioni di maggiore imposta e un milione di incassi (di cui 2,8 e 988mila nella sola Trieste), l’Abruzzo (899mila e 662mila) e l’Umbria (690mila e 472mila). Da notare in Piemonte su un totale di 1.202 Comuni soltanto 62 (pari al 5,16%) hanno inviato segnalazioni, risultato migliore soltanto a quello della Puglia, che si ferma al 4,65%.

Nelle regioni con pil pro-capite inferiore a 20mila euro assumE rilievo la Sicilia, con 10,7 milioni di maggiore imposta accertata, metà della quale  proveniente dalle segnalazioni del Comune di Catania, e la Calabria con 6.309 segnalazioni e  7,7 milioni di maggiore imposta accertata, di cui 4.983 segnalazioni e 4,8 milioni di euro soltanto dai Comuni di Reggio e Villa San Giovanni. Decisamente limitati i risultati delle altre regioni, ad eccezione, per la Sardegna, dei Comuni di Sassari e di Palau che complessivamente hanno consentito l’accertamento di 2.098.372 euro di maggiore imposta incassandone 1.277.427.

TABELLA PROVINCE

Svolgeremo osservazioni soltanto sui dati delle province delle sette regioni oggetto del Gruppo di lavoro (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia).

Per il Piemonte, si nota come quasi l’intera maggiore imposta accertata (33,297 milioni di euro) provenga dalle segnalazioni inviate dalla provincia di Torino e, in particolare, come si vedrà dalle tabelle successive, dai Comuni di Torino (21,769 milioni) e di Orbassano (9,840 milioni). Nella provincia di Biella un Comune, su un totale di 79, ha inviato una sola segnalazione con 0 euro accertati e incassati alla data di redazione delle tabelle. Stesse performance per la provincia di Vercelli: un Comune segnalante su 86 totali, con 0 euro accertati e 0 incassati. Basse anche le performance della provincia di Alessandria (4 Comuni su 132), Asti (8 su 118), della provincia di Cuneo (10 su 250), della provincia di Novara (5 su 88) e della provincia di Verbano (3 su 76): numeri decisamente modesti dovuti anche all’accentuata frammentazione della popolazione piemontese in numerosi centri piccoli e piccolissimi (4,5 milioni di abitanti distribuiti in 1.202 Comuni).

L’Emilia Romagna è la regione con il maggior numero di segnalazioni e con la loro migliore distribuzione territoriale. In tale positivo contesto emerge il risultato positivo della provincia di Modena in termini di Comuni segnalanti (38 su 47, pari all’80,85%), di maggiore imposta accertata (quasi 24 milioni di euro) e di importi complessivamente incassati (oltre 10 milioni di euro). Da presso, la provincia di Bologna (38 Comuni segnalanti su 55 Comuni, con 20,350 milioni di maggiore imposta accertata e oltre 8 milioni e mezzo incassati). Seguono nell’ordine la provincia di Reggio Emilia (17 milioni accertati e 6 incassati), la provincia di Forlì (9,322 e 3,586),  la provincia di Rimini (8,524), la provincia di Piacenza (6,636), la provincia di Ravenna (6,474) e la provincia di Ferrara (4,621). Sul fondo della classifica la provincia di Parma, con 4,143 milioni di maggiore imposta accertata. Si tratta comunque della regione italiana che aderiscce

In Toscana il benchmark regionale è rappresentato la provincia di Prato, dove 5 Comuni su 7 hanno inviato 1.663 segnalazioni, è stata accertata una maggiore imposta per 9 milioni e sono stati incassati dai Comuni 2 milioni e mezzo di euro, anche se praticamente totalità delle segnalazioni e dei risultati provengono (e pervengono) dal Comune di Prato.  Quanto a maggiore imposta si posizionano a metà strada rispetto al benchmark la provincia di Firenze (con 4,742 milioni, di cui 3,446 milioni dal Comune di Firenze) ma con incassi di soli 918mila euro, la provincia di Arezzo (3,669 con 1,381 milioni di incassi) e la provincia di Pistoia (8 Comuni su 22 con oltre un milione di maggiori imposte e 342mila euro di incassi). Decisamente più bassi i risultati della provincia di Livorno (9 Comuni, su 20, 512mila e 355mila euro), della provincia di Siena (371mila e 92mila), della provincia di Pisa (18 Comuni segnalati con 240mila e 86mila euro). In fondo alla classifica la provincia di Massa Carrara (un solo Comune su 17, 58mila e 16mila euro), la provincia di Lucca (6 Comuni su 33, 33mila euro di maggiore imposta accertata e altrettanti incassati) e la provincia di Grosseto (3 Comuni segnalanti su 28 e 7mila euro sia di maggiore imposta accertata che di incassi).

Nelle Marche si segnalano la provincia di Macerata, con 12 milioni e mezzo di maggiore imposta (ma soli 96mila euro di incassi) provenienti dalle segnalazioni di 7 Comuni segnalanti su 33), e la provincia di Ancona,  con pochi Comuni segnalanti (10 su 47) ma con maggiore imposta per 3,8 milioni di euro e incassi per quasi un milione e mezzo di euro. Molto simili i risultati della provincia di Ascoli Piceno (7 Comuni su 33, 1,167 milioni e 214mila) e della provincia di Pesaro Urbino (6 Comuni su 59, 1,119 milioni e 436mila euro incassati).

Praticamente immobili tutte le province del Lazio ad eccezione della provincia di Roma, che però fa registrare 1,894 milioni di maggiore imposta accertata e incassi pari un milione a fronte di ben 4 milioni e mezzo di abitanti.

In Calabria si mette in evidenza la provincia di Reggio (5milioni di maggiore imposta e un milione e mezzo di incassi), ma con soli 5 Comuni segnalanti su 97. In provincia di Crotone i due Comuni segnalanti (su 27) hanno fatto accertare 2 milioni e mezzo di euro maggiore imposta, ma quasi nulla in termini di incassi (1.383 euro). Praticamente ferme le altre province.

In Sicilia, i risultati da evidenziare appaiono quelli registrati, ma soltanto in termini di maggiore imposta accertata, dalla provincia di Catania (quasi 5 milioni di euro), dalla provincia di Messina (1,7 milioni), dalla provincia di Palermo (1,512 milioni) e dalla provincia di Siracusa (circa 1,3 milioni). Performance di rilievo inferiore per la provincia di Enna (839mila euro) e per la provincia di Trapani (328mila euro) e ancora più basse per la provincia di Agrigento (173mila) e per la provincia Ragusa (132mila). Zero maggiore imposta accertata, alla data del 2 febbraio 2018, dalle segnalazioni (11) inviate dai 2 Comuni (su 22 totali) della provincia di Caltanissetta.

TABELLA COMUNI

In questa sede, saranno svolte, per brevità, osservazioni sulle sole province capoluogo delle sette regioni considerate dal Gruppo di lavoro. I componenti del Gruppo di lavoro potranno estenderle anche ai Comuni delle altre province ampliandole ai dati sui criteri di valutazione adottati dall’Agenzia delle entrate e sull’andamento dei tax gap territoriali che nel frattempo saranno stati acquisiti.

Nella provincia di Ancona sono stati conseguiti risultati da 10 Comuni su 47. La quasi totalità delle segnalazioni (880 su 972) provengono dai Comuni di Ancona (566), Senigallia (89) e Jesi (225). Dei 3,8 milioni euro di maggiore imposta complessivamente accertata, poco meno di 3 provengono dalle segnalazioni dal Comune di Ancona, 375mila dal Comune di Senigallia e soltanto 69mila euro dalle (ben) 225 segnalazioni di Jesi.

Nella provincia di Bologna spiccano in positivo, oltre al Comune capoluogo (1.912 segnalazioni con quasi 6 milioni di euro di maggiore imposta e 4 milioni di incassi), i Comuni di San Giovanni in Persiceto (7 milioni, ma per soli 455mila euro di incassi), Castel San Pietro Terme (quasi 3 milioni, con 2 milioni di incassi) e Sasso Marconi (1.223.000 per 691mila euro di incassi). In negativo, tra i Comuni con maggior numero di abitanti, San Lazzaro di Savena (32mila residenti, 0 segnalazioni), Castel Maggiore (18mila residenti, 1 segnalazione, 0 risultati), Medicina (17mila residenti, 6 segnalazioni, 0 risultati), Molinella (16mila residenti, 0 segnalazioni), Crevalcore (13mila residenti, 0 segnalazioni), Calderara di Reno (13mila residenti, 0 segnalazioni) e Granarolo dell’Emilia (12 mila residenti, 11 segnalazioni, 0 risultati).

Nella provincia di Firenze l’unico risultato di rilevo appare quello del Comune di Firenze, con riferimento al numero di segnalazioni inviate (1.622 su un totale di 3.167) e alla maggiore imposta accertata (quasi 3 milioni e mezzo), mentre l’importo incassato ammonta a soli 539mila euro. Dai tabulati non risulta inviata alcuna segnalazione dai Comuni di Sesto Fiorentino (50mila abitanti), Lastra a Signa (20mila), Signa (20mila), Borgo San Lorenzo (18mila), Castel Fiorentino (18mila), San Casciano di Val Pesa (17mila), Reggello (16mila) e Cerreto Gnudi (10mila).

Nella provincia di Reggio Calabria hanno effettuato segnalazioni soltanto 4 Comuni, che hanno complessivamente inviato all’Agenzia delle Entrate 5.382 segnalazioni. Tra questi si mettono in evidenza Reggio Calabria (3.414 segnalazioni, 4 milioni di euro di maggiore imposta accertata e 1.108.000 euro riscossi) e Villa San Giovanni (1.569 segnalazioni, ma con soli 850mila euro di maggiore imposta e 266mila euro di incassi). Il Comune di Melito Porto Salvo ha inviato 365 segnalazioni per 851mila euro di maggiore imposta accertata e 40mila euro di incassi mentre le 30 segnalazioni del Comune di Gioiosa Jonica alla data del 2 febbraio 2018 non risultano aver riportato risultati.

Nella provincia di Palermo, soltanto tre i Comuni che hanno inviato segnalazioni. Il Comune di Palermo si distingue per il numero (2.507) e maggiore imposta accertata (circa un milione e mezzo di euro), ma con importo riscosso, al 2 febbraio 2018, di soli euro 72mila. Segue il Comune di Altofonte, con 121 segnalazioni, 32mila euro di maggiore imposta e 8.862 incassati. Infine, Terrasini con 53 segnalazioni, 31mila euro di imposta e 1.118 di incassi. Zero segnalazioni dagli altri 79 Comuni.

TABELLE COMUNI MAGGIORI

Per i Comuni con popolazione superiore a centomila abitanti sono state prodotte due tabelle. La prima ordinata per maggiori imposte accertate a seguito delle segnalazioni inviate all’Agenzia delle Entrate, la seconda ordinata per maggiore imposta accertata pro-capite con riferimento alla popolazione residente nei singoli Comi considerati.

Con riferimento ai valori assoluti di imposta i risultati migliori sono stati conseguiti da cinque Comuni del nord: Milano (31,7 milioni di euro di maggiore imposta accertata), Genova (25,7), Torino (21,7), Reggio Emilia  (11,6) e Bergamo (10,4).  In fondo alla classifica delle città del nord, i Comuni di Trento e di Bolzano con 0 segnalazioni inviate, dato che sorprende se si considera che le altre città maggiori del nord Italia hanno tutte fatto accertare maggiori imposte per importi superiori al milione di euro. Nel centro Italia si mette in evidenza per valori assoluti il solo Comune di Prato (con 6 milioni di maggiore imposta)m, che distanzia Firenze (3,4 milioni) e Ancona (quasi 3) e fa molto meglio anche del Comune di Roma. In fondo alla tabella Perugia, con 359mila euro, e Livorno con 135mila. Al sud si distinguono in particolare i Comuni di Reggio Calabria (quasi 4 i milioni di maggiore imposta accertata) e Catania (con 3,6). Sopra il milione di euro i Comuni di Messina (1,6), Palermo (1,4) e Sassari (1.2). Seguono  Siracusa ((69mila) e Salerno (107mla), mentre francamente sorprendono le performance completamente negative (zero euro di maggiore imposta accertata al 2 febbraio 2018) per i Comuni di Bari (nonostante 368 segnalazioni inviate), Napoli (nonostante un milione di abitanti), Taranto, Cagliari, Foggia e Andria.

Se si considerano il numero di abitanti, la performance migliore è quella del Comune di Bergamo, con 87,71 euro per ciascuno dei sui quasi 120mila abitanti. Seguono nell’ordine Reggio Emilia (88,84), Rimini (44,52), Genova, Prato (31,81), Torino (24,45), Milano (23,63), Reggio Calabria (21,65), Ferrara (21,03) e Brescia (201,21). Vicini allo zero i risultati dei Comuni di Roma (0,56 per residente) e di Livorno (0,85), mentre zero pieno registrano i Comuni, nell’ordine, di Napoli (quasi un milione di abitanti), Taranto (201mila abitanti), Cagliari (154mila), Foggia (151mila), Trento (117mila), Bolzano (106mila) e Andria (100mila).

PARAGRAFO 4: OSSERVAZIONI E PROPOSTE

Le fortissime disomogeneità tra territori evidenziate da tutte le tabelle e l’elevato numero di Comuni, anche di grandi dimensioni, che non hanno inviato segnalazioni all’Agenzia delle Entrate o che le hanno inviate di qualità insoddisfacente sottolinea l’importanza di coinvolgere sui singoli territori le forze attive della società civile.

Tale esigenza è confermata dal fatto che le performance di gran lunga migliori a livello nazionale sono state quelle conseguite in Lombardia ed Emilia-Romagna, le due regioni nelle quali sono state più intense, coordinate e continue le attività di “negoziazione sociale territoriale” dei sindacati dei pensionati SPI, SNP e UILP.

Il Gruppo di lavoro, grazie al nuovo istituto dell’accesso civico generalizzato, intende rilanciare, migliorare ed estendere tali iniziative attraverso “dialoghi cooperativi” che saranno avviati sia con i livelli nazionali e territoriali dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza che, con l’ausilio e i coordinamento dell’Anci, con i singoli Comuni.

Come descritto in premessa, l’idea è di muoversi lungo tre linee di azione.

La prima è quella:

  • di individuare i Comuni benchmark che hanno ottenuto i risultati migliori in termini di numero di segnalazioni, di maggiore imposta accertata e di incassi conseguiti (ovviamente considerando le diverse percentuali di ristorno previste dalla legge);
  • di analizzare le modalità organizzative, di lavorazione e di cooperazione inter-istituzionale che le hanno rese possibili;
  • di chiedere ai Comuni con caratteristiche socioeconomiche simili di replicarle, mantenerle e se possibile migliorarle ulteriormente;
  • di destinare il maggior gettito ottenuto a sostegno della spesa sociale e dei servizi per la collettività.

Successivamente, non appena saranno disponibili i dati degli andamenti dei “tax gap territoriali”, il Gruppo di lavoro chiederà a Sindaci, Polizie locali, Direzioni dell’Agenzia delle Entrate e Comandi della Guardia di Finanza:

  • di svolgere “azioni coordinate” volte, da una parte, alla repressione delle evasioni tributarie consumate e, dall’altra, ad azioni di prevenzione stimolando l’adempimento spontaneo di cittadini e imprese negli specifici settori economici in cui i gap territoriali si manifestano;
  • di partecipare alla determinazione di obiettivi numerici annuali degli outcome rappresentati diminuzione di tali specifici gap e alla valutazione, ad anno concluso, dei risultati effettivamente conseguiti.

Infine, si chiederà ai livelli locali e nazionali competenti:

  • di valutare la possibilità, per i Comuni di dimensioni piccole e medio-piccole, di forme di intervento differenziato prevedendo, ad esempio, l’invio delle segnalazioni qualificate dagli enti locali di livello superiore;
  • di destinare una parte del maggior gettito effettivamente ottenuto ad “abbassamenti delle aliquote” delle imposte locali e possibilmente anche nazionali per incoraggiare la tensione collettiva alla legalità.

Pubblicato il: 28 Febbraio 2018 alle 5:35 pm